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Articolo a cura del Dott. Alfonso Lagi – Quante volte siete stati agganciati da una telefonata con un paziente insistente all’altro capo del filo? A me è capitato tante volte.
“Dottore, dottore, per favore ho bisogno di essere visitato da lei” e aggiunge “con una certa fretta”, poi precisa “perché ho un problema urgente.”
Dovete sapere che i pazienti hanno sempre un problema urgente perché l’urgenza è quella percepita. In altri termini è come dire che in questa materia il paziente ha sempre ragione e tu, medico, ti devi assoggettare.
Ed è quello che faccio. Magari cerco di capire di cosa si tratta. Potrebbe anche essere il caso di consigliargli un ricovero immediato e il tempo speso per consultarmi potrebbe anche compromettere la sua salute.
Le mie domande non portano a niente e non capisco la dimensione dell’urgenza.
Cerco di accontentarlo. Apro l’agenda degli appuntamenti e cerco in silenzio.
A questo punto il paziente rinforza la sua richiesta “Sa dottore… glielo chiedo perché, lei lo sa, mi fido solo di lei.”
“Va bene, grazie, lo so” cerco di rispondere a monosillabi, un po’ imbarazzato perché non trovo gli occhiali, una penna, la pagina giusta sull’agenda e così via.
“Allora vediamo… potrebbe andare stasera, magari a metà pomeriggio?”
Silenzio.
“Stasera… no, non credo” non so cosa succeda dall’altra parte, alla fine si scopre il mistero: “devo andare a scuola a riprendere il mio nipotino… sa, mia figlia ha un impegno.”
Capisco, sono nonno anch’io e so che sono doveri a cui non ci si può sottrarre. Cerco ancora e sto per fare una proposta alternativa quando la sua voce mi interrompe.
“Senta, ma fa ambulatorio solo di pomeriggio?”
“Si… no, prevalentemente di pomeriggio ma se le fa comodo posso cercare uno spazio anche di mattina… vediamo domani no ma potrebbe andare mercoledì mattina, diciamo alle 11?”
“Ah no, dottore, a quell’ora ho il dentista; sa l’ho fissato da tempo, devo fare l’igiene dentale, non posso. Potrebbe dopo, verso le 12?”
Sto per rispondere quando la voce fa una nuova riflessione. “No, forse non faccio in tempo per le 12, bisognerebbe spostare.”
“Nel pomeriggio? Mi spiace sono tutto occupato. La posso accomodare il giorno dopo giovedì sempre verso le 11.”
“No, per giovedì mi andrebbe bene il pomeriggio, magari tardi verso, o meglio dopo, le 18.”
“Mi spiace, però guardi… sono libero venerdì, scelga lei di mattina o di pomeriggio quando vuole.” Mi sento così liberato nella mia coscienza professionale per aver opposto tanti rifiuti.
“Ah no dottore mi spiace il venerdì sono abituato a partire per il week end. Sa, vado in campagna.”
“Beh allora non so cosa dirle.”
In realtà non so proprio cosa dire a questo paziente che ha tanta urgenza ma che non trova mai il tempo. So che avrei voglia di consigliargli di andare a farsi vistare da un altro medico ma non lo faccio.
“Beh allora andiamo alla settimana prossima.”
“Va bene, ci sentiamo lunedì.”
La conversazione finisce qua ma la cosa che più mi ha stupito è che questo paziente si è lamentato con un altro, dicendo: “Sai, da Lagi ci andrei volentieri a fare un consulto medico ma non ha mai posto!”

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