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Articolo a cura dell’operatrice Angela Galati – Lo shiatsu è una tecnica giapponese che, mediante l’uso delle mani, pollici, gomiti, ginocchia, ecc., stimola il corpo in modo tale da sollecitare la capacità di autoguarigione che è insita in ognuno di noi.

Questa tecnica rappresenta una sorta di evoluzione di varie forme di trattamenti manuali in uso in oriente anticamente (anma, tuina, ampuku). Il padre fondatore T. Namikoshi e il suo allievo S. Masunaga hanno dato, ognuno a suo modo, un contributo importante allo sviluppo e alla diffusione di questa tecnica. Questa pratica è stata codificata tra la prima e la seconda guerra mondiale e, ad oggi, numerosi sono gli stili diffusi in tutto il mondo.

Un trattamento19 shiatsu si svolge con la persona vestita e vengono effettuate delle pressioni statiche su tutto il corpo in zone e in percorsi energetici (meridiani) dove scorre il Qi (energia vitale). Questa pratica stimola la persona in un percorso di risveglio e di consapevolezza. Il ricevente alla fine del trattamento si sentirà rilassato, più lucido, in pace, con maggior energia e voglia di fare.

Lo shiatsu fa bene a tutti, non ci sono limiti di età, è un percorso evolutivo che migliora la qualità della vita.

Un’esperienza significativa che voglio riportare è la pratica dello shiastu con i ragazzi affetti da autismo. Questa storia per me parte da lontano, da Lecce, fino ad arrivare a Firenze con i ragazzi di A.I.A.B.A. che, in collaborazione con Accademia Shiatsu Do, mi hanno dato la possibilità di fare questa interessante esperienza.

L’autismo ha, tra le altre, la caratteristica della fissazione e della difficoltà marcata nel sostenere i cambiamenti e l’incapacità ad instaurare una relazione; lo shiatsu, invece, racchiude in sé la dinamicità, il cambiamento e la relazione. I due partecipanti denominati Tori (il praticante) ed Uke (il ricevente) nel corso del trattamento creano una relazione in cui i protagonisti sono complementari e dove si procede a due seguendo un unico percorso: Tori porta la pressione e Uke sostiene, nel fare ciò occorre essere aperti e in profondo ascolto. Fatte queste considerazioni, a noi operatori sembrava molto difficile trattare questi ragazzi in modo continuativo. Tuttavia eravamo curiosi e fiduciosi.

È stato sorprendente vedere come questa esperienza cominciata due anni fa sia ancora in corso e che nella sua pratica tutto avvenga in modo spontaneo e piacevole.

Appena arrivano ci salutano, qualcuno verbalmente ed altri, di cui non conosciamo il suono della voce, con un piccolo accenno di sorriso o con un abbraccio o annusandoci il viso, chiedendoci subito circa tutti gli operatori non presenti in quel momento. Dopo qualche saluto si passa subito nella sala e ci mettiamo a praticare. In quel momento ogni coppia di Tori e Uke influenza e condiziona l’attività delle altre coppie creando un unico movimento. L’esperienza è davvero gratificante e stimolante. Con ognuno dei ragazzi, appena appoggio una mano sento un intenso calore che proviene dalla parte che ascolto. Sembra come se il loro mondo sia sempre in fermento e in piena attività, ogni parte che ascolto trasmette tantissime informazioni e sembra riceverne altrettante.

Mi sembra come se sentissero cento volte di più lo stimolo della pressione e provo un grande senso di umanità e tenerezza.

La caratteristica principale di questo disturbo, ossia la difficoltà nella relazione con l’altro, nel corso del trattamento shiatsu lascia il posto ad una comunicazione fitta e profonda.

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