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Articolo a cura del Prof. Giorgio Galanti e Dott. Gabriele Mascherini – Un corretto stile di vita si compone da due aspetti principali: livello di attività fisica giornaliero e abitudini alimentari. E’ ormai consolidato che la sedentarietà è un fattore di rischio indipendente per numerose patologie croniche non trasmissibili. Un’insufficiente attività fisica è infatti associata frequentemente ad un aumentato rischio di malattie come il diabete, l’ipertensione, le malattie cardio-vascolari e varie forme di tumore. Le recenti attenzioni rivolte all’alimentazione da parte dei mass media, anche grazie ad EXPO, hanno sensibilizzato la popolazione verso una maggiore consapevolezza che il cibo può essere utilizzato come prevenzione oppure terapia di numerose patologie.
Ridotta attività fisica e non corrette scelte alimentari rappresentano pertanto due componenti fortemente penalizzanti per lo stato di salute della popolazione generale e molti di questi aspetti che caratterizzano tale comportamento possono essere maturati e consolidati anche in età giovanile.
Dobbiamo però considerare che, nonostante un “indice di massa corporea” superiore alla norma o una condizione di obesità con aumento della circonferenza addominale sia spesso associato a un rischio cardiovascolare aumentato, è ben noto come soggetti fisicamente attivi, benché obesi o in sovrappeso, abbiano un rischio cardiovascolare inferiore rispetto ai soggetti sedentari. Se la lotta alla sedentarietà può essere considerato il primo livello di promozione di uno stile di vita attivo, quando viene riscontrata una patologia questa deve essere affrontata con l’esercizio fisico che viene prescritto in questo caso come un vero e proprio farmaco.
Allo stesso tempo l’attenzione all’alimentazione deve essere inserita all’interno dello stile di vita per avere un’efficacia a lungo termine. In quest’ottica deve essere posta attenzione alla quantità, alla tipologia degli alimenti ed alla distribuzione giornaliera e settimanale dei pasti. La medicina da sempre riesce a stabilire il rapporto rischio/beneficio nell’intraprendere un’attività fisica/sportiva. Le difficoltà presenti erano nell’inserire questa nuova attività all’interno delle abitudini quotidiane dei soggetti: oggi la tecnologia offre la possibilità di valutare l’attività fisica spontanea delle persone. Questa valutazione definisce con precisione il livello iniziale, utile ad un corretto aumento del dispendio energetico giornaliero tramite un programma di esercizio fisico personalizzato. Così facendo, non solo non viene stravolta la routine quotidiana a cui ognuno è dedito, ma vengono evitati bruschi incrementi di attività fisica che possono comportare inaspettati dolori osteo-articolari e muscolari.
Il secondo problema era l’adesione ad un programma di esercizio fisico. La tecnologia in questo contesto ha permesso di risolvere sia la verifica dell’adesione sia lo stimolo a proseguire in un programma di esercizio fisico.
1. Per verificare indirettamente l’adesione, una valutazione della composizione corporea fornisce risposte che la sola bilancia non è in grado di offrire. I professionisti sono in grado di comprendere gli effetti dell’esercizio fisico regolare in termini di modificazioni sui rapporti tra tessuti e compartimenti corporei.
2. Le numerose applicazioni disponibili per smartphone offrono la possibilità alle persone di ricevere informazioni di ritorno a fine giornata/settimana sull’attività svolta in tale periodo, riuscendo così a capire se hanno realmente seguito le indicazioni ricevute.
La medicina dello sport e dell’esercizio è fortemente coinvolta in tutto questo: grazie ad un approccio multidisciplinare, essa può rappresentare una opportunità sia di valutazione del rischio per la popolazione generale sia di promozione verso uno stile di vita attivo individualizzato.

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