La replica alle accuse dell’ex primario dell’ospedale di Livorno Serrano: «Procedure corrette, su 400 ricoveri contenzioni usate solo 14 volte» 16 APRILE 2021

LIVORNO. Dopo la lettera del dottor Mario Serrano al Tirreno, in cui l’ex primario di Psichiatria ha raccontato di un paziente proveniente dal Val di Cornia morto al 10° padiglione dell’ospedale di Livorno dopo una settimana in cui è rimasto legato ad un letto, l’Asl ha avviato una serie di accertamenti interni per verificare il reale svolgimento dei fatti.«Il paziente era affetto, oltre che da una grave patologia psichiatrica anche da altre malattie concomitanti», spiega una nota dell’azienda sanitaria. «Per questo era stato preso in carico da diversi specialisti attraverso le molte consulenze che si sono susseguite nei giorni del ricovero. Ricovero motivato, sia dal peggioramento fisico e psichico del paziente, sia dalla necessità di individuare un progetto terapeutico alternativo, visto il fallimento del percorso residenziale che aveva intrapreso. La contenzione, non continuativa, si è resa necessaria a causa dell’aggressività nei confronti del personale che, infatti, in un’occasione ha dovuto allertare le forze dell’ordine».

14 contenzioni su 400 pazienti

Nella sua lunga lettera il primario aveva puntato il dito anche contro l’uso delle contenzioni non solo nel caso specifico del paziente morto, ma anche come routine in atto al reparto. L’Asl però si difende: «Dopo aver preso visione della cartella clinica, raccolte le dichiarazioni del personale sanitario – sottolineano dalla Asl – possiamo tranquillamente affermare che sono state applicate correttamente tutte le procedure relative alla cura e alla gestione del paziente».«In merito alla contenzione è importante anche rilevare che nel 2020, all’Spdc di Livorno (servizio psichiatrico di diagnosi e cura), si sono messe in atto 14 contenzioni, di cui una per 6 giorni, una per 5 giorni, due per 2 giorni, sette per 1 giorno, 3 per poche ore, su oltre 400 ricoveri annui – continua l’azienda -. Un uso oculato, quindi, di uno strumento che è previsto anche in altri reparti ospedalieri quando si verifica la necessità di garantire la salute del paziente e degli operatori. Infatti, la contenzione è un tema trasversale di rilevanza aziendale che riguarda, non solo la salute mentale, dove la sensibilità e l’approccio preventivo sono ben consolidati anche dal punto di vista culturale, ma tutte le strutture di degenza dove è possibile che si verifichino le condizioni per la messa in atto di un intervento contenitivo, condizioni che rientrano nel perimetro stabilito dalla giurisprudenza di legittimità e che fanno riferimento a requisiti di necessità, indifferibilità, impraticabilità di strategie alternative».Droga e violenza

Roberto Sarlo, responsabile della salute mentale della Asl, aggiunge: «Purtroppo, negli ultimi anni, si è verificato un cambiamento dell’utenza che si rivolge ai servizi: accade sempre più spesso che i professionisti debbano trattare persone che usano sostanze illegali, con effetti dirompenti sul comportamento». «Questo fenomeno ha fortemente contribuito alla maggior frequenza di atti di violenza verso gli “altri” pazienti e verso gli operatori. Il soggetto intossicato da sostanze eccitanti (spesso non rilevabili con le comuni indagini tossicologiche) perde il contatto con la realtà e mette in atto azioni aggressive non fronteggiabili con le buone pratiche di contenimento relazionale, con le tecniche di de-escalation e talk off, diligentemente praticate dagli operatori. Ed anche la contenzione chimica, l’uso massiccio di sedativi (che comunque per essere somministrati necessitano in questi casi di un contenimento), talora attuato per non passare alla contenzione meccanica, è estremamente rischioso: gli effetti delle droghe sommati agli effetti degli psicofarmaci possono mettere in serio pericolo la vita della persona. Proprio a Livorno, solo per citare un episodio fra i tanti, un’infermiera del servizio ha subito un danno irreversibile ad un arto in seguito all’aggressione di un paziente».

NESSUN CAMBIO DI ROTTA

«Per quarant’anni a Livorno abbiamo cercato di combattere per cambiare la Psichiatria. Oggi è ancora così?», si chiedeva Serrano.Sarlo gli risponde: «È bene sottolineare che non stiamo cambiando i nostri paradigmi: la centralità della persona-paziente, l’umanizzazione dei percorsi di cura, l’uso attento delle terapie farmacologiche e infine la riqualificazione ed il re-inserimento sociale dei malati di mente che chiedono aiuto ai servizi psichiatrici, sono e continuano ad essere gli obiettivi fondanti e primari. Il dialogo con le Associazioni di Tutela, con il Coordinamento Toscano delle Associazioni per la Salute Mentale, è costante e proseguirà nonostante il periodo difficile che la sanità sta vivendo».«La nostra Asl – aggiunge – così come molte altre aziende sanitarie italiane, è così sensibile al tema del ricorso appropriato alla contenzione quale misura estrema da averla recentemente regolamentata con una apposita procedura aziendale che è stata sottoposta alla verifica ed ha superato il vaglio del Comitato Etico Locale e sarà esaminata anche dal Comitato Unico Aziendale delle Tutele, un organismo di recente costituzione che riunisce giuristi e professionisti esperti in materia medico-legale e sicurezza del paziente».

«SERRANO DOVREBBE SAPERE…»

Anche la direttrice generale Casani è intervenuta nella questione. «Lascia perplessi – si legge in una nota della direzione aziendale – che un medico che per anni ha diretto il servizio della salute mentale di Livorno ai più alti livelli di responsabilità, anche dipartimentale, e che da diversi anni ne è estraneo dopo il pensionamento, tra l’altro ben consapevole dei problemi che il tema della contenzione ha sempre rappresentato nei gruppi di lavoro, all’interno dei quali anche in passato hanno sempre dialetticamente convissuto opinioni diverse, venuto a conoscenza in modo del tutto generico di un ’caso’, si sia lanciato in giudizi pubblici sferzanti verso l’operato dei colleghi professionisti medici ed infermieri del settore, gravati nell’ultimo anno dall’enormità della pandemia, professionisti verso i quali l’Azienda intende invece manifestare il proprio apprezzamento e la propria fiducia sperando che anche gli Organi di riferimento professionale, valutando tale atteggiamento nelle proprie sedi di competenza, possano fare altrettanto».

Dr. Roberto Sarlo Direttore di Struttura Complessa
U.F.C. Salute Mentale Adulti Zona PDL

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